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Per celebrare la giornata dedicata a Dante Alighieri, pubblichiamo il contributo del Professore Giovanni Maurella, sul tema "Dante e la pittura".
Ricordiamo a tutti (studenti, docenti, genitori, personale del Liceo) che aspettiamo i vostri contributi per il 31 marzo (vedi post intitolato DANTEDI’ (25 marzo 2020). INIZIATIVE DEL LICEO BERTI)

Il lavoro qui di seguito proposto, non pretende in alcun modo di sintetizzare lo stretto rapporto tra arte e letteratura dantesca, ma di darne una chiave interpretativa, partendo dal presupposto che nei secoli la rilettura iconografica del poeta ha mantenuto una sua filière, forse unica nel genere. Da Botticelli a Michelangelo, da Doré a Delacroix, da Rossetti a Blake, non vi è, infatti, una sostanziale rottura nelle esegesi del testo trecentesco. Esiste, invece, una forma che apostrofa in maniera soggettiva quel sentire comune che l’autore ci ha regalato, nonostante nei secoli si siano smontati e rimontati tutti i suoi versi. Viene da chiedersi perché Caronte abbia colpito col suo remo così forte da rimanere effige indelebile della dicotomia tra bene e male, o come mai Paolo e Francesca, anime infernali, abbiano in realtà rappresentato nei secoli l’indecifrabilità dell’amore, forse l’indissolubilità, ben prima che della lussuria. Pittura e poesia si fondono e Dante “pintore di versi” sembra limare le correnti artistiche in quel concerto di emozioni che quasi per rispetto non peccano mai di Hybris, di tracotanza.
Una sezione speciale riguarda la rappresentazione delle donne in Dante che hanno faticato a slegarsi da quel ruolo che il Medioevo aveva imposto. Non solo Beatrice, ma anche Matelda, Rachele, Lia, Pia de Tolomei, hanno stimolato la fantasia degli artisti che omaggiano quell’universo femminile che soggiace a tutta l’opera dantesca. E’ indiscutibile, infatti, che il mea domina (mia padrona) provenzale si sia trasformato nel poeta in una visione più allegorica di salvezza; quel saluto che Beatrice toglie a Dante e che lo porterà alla rilettura agostiniana dell’intra nos prima e dell’super nos successivamente, diventano la strada per un approccio diverso nella Commedia. Le donne di cui si parla nella Commedia non sono quasi mai viste come fonte di immoralità, di causa della perdita della “retta via”, ma come icone di riferimento nel percorso di salvezza che Dante ci indica.
Chiaramente un lavoro di questo tipo presupporrebbe una presentazione orale, ma non essendo questo possibile, forse per ironia della sorte perché stiamo vivendo una situazione infernale, spero possano parlare le immagini da sole. In ogni caso, augurandomi possa esservi di compagnia questo mio piccolo contributo, rimango a vostra disposizione se desideraste delucidazioni. Cordialmente, professor Maurella
gmaurella@liceoberti.it

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