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Come tutti sanno, l’aula magna del Liceo Berti è stata occupata dalla mattina di mercoledì 9 ottobre fino alle 8.00 di mattina di venerdì 11. Alcuni studenti hanno poi partecipato alla manifestazione organizzata dal Fronte della Gioventù comunista, prevista nella mattinata dell’11.

Durante l’orario delle lezioni circa 150 studentesse e studenti (poco più del 10%) hanno occupato l’aula magna, per potere dibattere, vedere film con tematiche legate ai motivi dell’occupazione, ma anche per potere vivere momenti ludici e un’occupazione notturna che ha riguardato una ventina di studentesse.
Le rivendicazioni di chi ha promosso l’occupazione della scuola sono sostanzialmente tre (cito, tra virgolette, il messaggio che è stato mandato dagli organizzatori a studentesse e studenti):
- “il fatto che nel consiglio d’istituto, nonostante gli studenti rappresentino la maggior parte della scuola, le nostre proposte non vengono ascoltate”. Premesso che, se è ovvio che studentesse e studenti rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione scolastica, è anche vero che il legislatore ha previsto la rappresentanza di 8 Docenti, 4 genitori e 4 studenti. Il voto del Consiglio d’Istituto rispecchia pertanto il peso delle diverse componenti. Non mi risulta, in quanto componente del Consiglio d’Istituto (ma non Presidente: presiede il Consiglio d’Istituto un genitore, come prevede la normativa) che le proposte della componente degli studenti non siano state ascoltate. Alcune non sono state accolte perché impraticabili; per altre si è cercata una soluzione compatibile con le norme vigenti e i vincoli di bilancio. Non si può neanche pensare che a tutte le proposte degli studenti si possa dire sempre sì.
La rivendicazione principale è quella dell’istituzione di una commissione paritetica Studenti- Docenti per la valutazione dei Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (d’ora in avanti PCTO), ex alternanza scuola/lavoro, con potere decisionale per la valutazione dei progetti. Nella mattina di mercoledì 9 ho proposto una soluzione di buon senso (la commissione paritetica si potrà riunire per valutare i progetti quando vengono presentati alla/dalla scuola, prima dell’avvio dei progetti), che è stata accettata verbalmente dalla rappresentanza degli studenti e che mi sono impegnato a garantire.
- “La seconda rivendicazione sono le Giornate dello Studente (d’ora in avanti GdS) e le assemblee d’istituto che […] sono per legge momenti separati e diversi […]. Il preside e il Consiglio d’Istituto hanno deciso che le assemblee che in teoria abbiamo come diritto sarebbero troppe e che quindi ne potremmo fare 3 all’anno tra GdS e assemblee d’istituto”.
Premesso che le GdS non sono normate da nessuna parte e che sono diventate una sorta di regola non scritta in molte scuole, devo esprimere la mia forte perplessità di fronte alla constatazione che gli studenti che si sono fatti eleggere nel Consiglio d’Istituto abbiano scoperto a un anno dalla loro elezione che esistono norme che riguardano le assemblee d’istituto. Da un giorno all’altro si è rivendicato un diritto, del tutto lecito, senza che però si sia proposto un regolamento, come previsto dalla normativa. Non mi risulta, inoltre, che io, per iscritto o a voce, abbia mai affermato che quest’anno non si sarebbero svolte le GdS. Se qualche Docente, come è stato detto, si è pronunciato diversamente, l’ha fatto sotto la propria responsabilità, senza alcun fondamento.
E’ necessario inoltre ricordare che, se le GdS sono state messe in discussione, è perché l’organizzazione dell’anno scorso è stata, a detta di tutti, pressoché fallimentare. Per riparare i danni provocati durante le GdS, sono stati spesi circa 1.000 €, presi dal contributo volontario delle famiglie.
Per quanto riguarda le assemblee d’istituto bisognerà riflettere su come organizzarle, in una scuola che accoglie circa 1.400 studenti.
- “Un altro motivo sarebbero le condizioni vergognose degli arredi scolastici e in generale dell’edilizia [sic] di alcune classi della scuola che sono [in] condizioni inaccettabili”. Di tutte le motivazioni questa mi sembra la più pretestuosa, per non dire la più grave, direi degna di querela. La scuola è stata ristrutturata e messa in sicurezza negli ultimi due anni scolastici, con una spesa complessiva di 1.700.000 €, sostenuta dalla Fondazione San Paolo. Per quanto riguarda gli arredi, abbiamo chiesto alla Città Metropolitana, nel dicembre 2018, quando ci è stato comunicato che c’era la disponibilità finanziaria, di fornirci banchi, cattedre, armadi. Non avendo ricevuto riscontro, la scuola ha proceduto all’acquisto di banchi per sostituire almeno quelli più danneggiati. Arriveranno nelle prossime settimane. Se avessimo i fondi, potremmo fare invidia alle Orsoline di Portofino; dobbiamo accontentarci di ciò che arriva dallo Stato (poco) e dal contributo volontario delle famiglie (non poco, ma non abbastanza). Io, da quando sono arrivato, ho sempre cercato di rendere più accogliente e funzionale la scuola, per quanto permettono le limitazioni e i vincoli di bilancio e le estenuanti lentezze burocratiche.

Durante il primo giorno di occupazione, mi è stata sottoposta una serie di richieste (su un foglio scritto a mano e non firmato) cui ho dato risposta positiva, tranne per il punto in cui si richiede il rimborso del trasporto in occasione delle attività esterne previste dai PCTO. Anche nelle trattative più serrate tra lavoratori e imprese o tra sindacati e governo, quando si riceve risposta positiva al 95% delle richieste, vengono a cadere i motivi dello sciopero o dell’occupazione. Qui, al Berti, mutatis mutandis,si è andati avanti, a dimostrazione che l’occupazione è stata un pretesto e, soprattutto, a mio parere (e non solo mio) l’avvio a costo zero (per chi l’ha organizzata) della campagna elettorale per le elezioni del Consiglio d’Istituto. Si è voluto proseguire lo stesso, nonostante le richieste fossero state accolte, forse perché “la partecipazione [alla manifestazione dell’11] dovrebbe essere di massa da parte del Berti […] ‘la scuola simbolo’ della protesta dell’11” (circa 100 partecipanti, di cui circa 20 del Liceo Berti, secondo i numeri della Questura). Perché il Berti dovrebbe essere scuola simbolo? Cui bono?

Per concludere, vorrei sottolineare alcune incoerenze che ho potuto constatare durante i giorni dell’occupazione.
Si è manifestato per arredi migliori e per la sicurezza dell’edificio scolastico. Peccato che in aula magna siano spariti alcuni dei ganci che legano le sedie nuove e che una sedia, sempre tra quelle nuove appena acquistate, sia già rovinata. Qualcuno, inoltre, incurante delle regole della sicurezza, ha pensato bene di forzare e rompere la maniglia di una porta che dà sul terrazzo sul tetto della scuola; un gesto molto stupido, forse dettato dal desiderio di qualche like su Instagram per mostrarsi sul tetto della scuola. Altri soldi che dovremo spendere, altri soldi sottratti ad acquisti utili per la scuola.
Si è manifestato con lo slogan “Non saremo i vostri schiavi”. Benissimo. Premesso che nelle attività di PCTO del Berti nessuno sarà schiavo di nessuno, anche la lavoratrice che ha dovuto passare gran parte della mattina di venerdì a pulire e a mettere a posto l’aula magna non è la serva di chi ha occupato.
Si è manifestato per i diritti degli studenti; il diritto più importante, secondo me, è quello di potere frequentare le lezioni. E’ girato il messaggio: “Sarebbe utile che voi che non partecipate non veniste a scuola, anche per non ridurre l’efficacia complessiva della manifestazione”. Un invito a non venire a scuola per 2-3 giorni. Boh.

Spero almeno che a qualcosa o a qualcuno l’occupazione del Berti sia servita a qualcosa. La mia impressione è che la scuola- io per primo- sia stata pretestuosamente presa in ostaggio. Perciò, non posso che essere sgomento.

 

Jeanclaude Arnod