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*il Berti va Avanti*

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il resoconto del capo redattore del giornale scolastico Gian Marco MAFFIONE, che ha partecipato con altri studenti del Berti al viaggio ad Auschwitz nell’ambito del progetto Promemoria Auschwitz. Forse leggere le parole di Gian Marco ci può aiutare a relativizzare i disagi che stiamo vivendo.

Ciao a tutti, sono Gian Marco Maffione, sono uno studente della classe 5^A delle Scienze Umane del nostro Liceo, e quest’anno ho partecipato al progetto “Promemoria Auschwitz”. Del nostro liceo hanno partecipato nove ragazzi, nostre compagne, tra cui le due rappresentanti d’istituto Valentina Valpiani e
Irene Giagnoni.
Il 27 gennaio siamo partiti in 250 in pullman da Torino per il Brennero, alla stazione del Brennero siamo saliti sul treno, destinazione Cracovia, Polonia. Sul treno eravamo 811 ragazzi, provenienti da 6 diverse regioni.
A Cracovia abbiamo visitato la Fabbrica di Oskar Schindler, industriale tedesco che salvò più di 1000 ebrei dai campi di sterminio, la sua storia è raccontata nel film ” Schindler's List - La lista di Schindler” del 1993 diretto da Steven Spielberg.
Inoltre abbiamo visto la zona del Ghetto ebraico, il quartiere ebraico e poi il terzo giorno abbiamo visto ciò per cui eravamo venuti: il campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz.
Abbiamo visitato Auschwitz 1 con la sua famosa scritta “Arbeit Macht Frei” che tradotto significa “Il lavoro rende liberi”, che Primo Levi definisce nel suo libro “Se questo è un uomo” “Le tre parole della derisione”.
Poi abbiamo visitato Auschwitz-Birkenau.
Se Auschwitz 1 era più un museo, Birkenau era ed è invece un monumento al male e alla violenza, sono rimasto impressionato osservando la distesa di baracche presenti e delle macerie perché in parte, furono distrutte a fine della guerra e ora delle baracche distrutte restano solo i camini delle stufe che si trovavano all’interno e il perimetro dei muri per terra, questa visione si estendeva per decine di metri, avevo visto in un documentario la ripresa dall’alto del campo, e già allora mi ero stupito, ma osservarla dal vivo è stata una visione davvero impressionante. La dimensione di Birkenau è di 2,5 km per 2 km. Per accedere a questo campo e vedere le baracche abbiamo camminato nel fango e la nostra prima azione una volta raggiunto uno spiazzo di legno è stata quella di pulirci le scarpe. In quel momento ho pensato a tutti i ragazzi che camminavano con gli zoccoli in quello stesso fango, vestiti da una divisa sporca, magari stracciata, di sicuro non impermeabile, non erano come noi che eravamo tutti coperti con abiti caldi e con un futuro davanti agli occhi. Anche loro erano ragazzi, bambini, uomini, donne con idee, sogni e chissà quante sono le speranze che la macchina nazista ha spezzato.
Siamo rientrati a Torino il 2 febbraio.
Cosa mi ha lasciato questa esperienza?
Sinceramente non lo so, per ora sono confuso, ho molti pensieri per la testa e certe cose mi sfuggono ancora. Sono “felice” di aver potuto vedere Aushwitz nella sua vera forma, ovvero con la pioggia, il freddo, il fango; mentre camminavo per tornare all’entrata ho pensato ai deportati, loro molto probabilmente hanno camminato nello stesso fango in cui io ho lasciato le mie impronte, chissà quanti sono stati pestati, umiliati, insultati, uccisi, nel punto in cui i miei piedi si sono fermati, quanti hanno sofferto le angherie provocate da esseri che non possono portare il nome di uomini, quanti hanno osservato il cielo, invocato Dio, pensato di essere in un incubo senza fine.
Io, che invece sono uscito da quel cancello, con che cosa ne sono uscito?
Sono arrivato con delle domande, ho trovato alcune risposte, ma ne sono comparse altre, ancora non comprendo come la mente umana sia stata capace di allestire un luogo in cui ospitare centinaia di migliaia di persone e ucciderle in maniera sistematica in più modi non solo in maniera fisica ma anche psicologica,
solo perché appartenevano a una religione diversa.
Al primo incontro di formazione, avevo detto che volevo vedere il luogo in cui il male ha preso forma fisica, ma purtroppo non si può tracciare una linea di divisione netta fra vittime e carnefici, c’è una grande zona grigia in cui ci sono anche le persone comuni, che sapevano, vedevano, ma non hanno fatto nulla o almeno
così ha fatto la maggior parte della gente e poi ci sono stati quelli che in un Europa sotto il dominio nazista hanno deciso di agire. 27.362 luci che si sono accese con coraggio in un mare nero fatto di odio e violenza, 27.362 “Giusti tra le nazioni” e 714 nomi sono italiani.
La mia domanda è “Perché loro hanno agito e tutti gli altri hanno preferito voltarsi dall’altra parte?”
Il male si annida ovunque ancora oggi in forme più o meno evidenti, basti pensare ai messaggi contro i migranti che si urlano dai palchi davanti a una folla acclamante, le forme di discriminazione non solo quelle razziali ma anche sessuali, il bullismo nelle scuole, i lager di detenzione dei migranti in cui oggi altri esseri
umani sono tenuti in condizioni spaventose, tutte queste cose accadono ancora e ancora accadranno se nessuno agirà. Uno dei tutor che ci accompagnavano ha detto: “Pensate cosa possono fare 811 persone dopo questa esperienza?” .
Io me lo chiedo: “Che cosa posso fare io?” e lo chiedo a tutti voi: “Che cosa possiamo fare tutti?”.
Si tratta di fare una scelta, sta a noi decidere quale.